martedì 4 dicembre 2012

Bocciolo



Di un bocciolo in primavera
puoi fare ciò che vuoi:
gettarlo via,
lasciarlo crescere
fin quando non diventerà frutto,
che potrai mangiare,
o potrai coglierlo,
metterlo in mezzo a un libro
perché rimanga per sempre intatto.
Questo sono io,
un bocciolo in un libro,
che dopo aver scelto
le pagine in mezzo a cui stare,
resta lì nei secoli,
a contemplare il buio,
a rimpiangere i suoi giorni da bocciolo,
quelli mai arrivati da frutto,
e ad aspettare che un giorno tu
ti ricordi di quanto mi trovavi bello
e mi mettesti in mezzo al libro
per essere tuo
ogni volta che avessi voluto.
Come Paride,
hai fatto la scelta sbagliata,
perché da quando ero una gemma,
un po' di polline sbattuto dallo zefiro,
in me scorreva già la linfa,
dov'era scritto il tuo nome,
linfa immortale,
per essere tuo in eterno.
Saremmo potuti essere una cosa sola,
quando finalmente sarei diventato un frutto
e il mio succo
ti avrebbe bagnato le labbra,
sarebbe diventato parte di te
a sigillare il nostro amore.
Invece vivrò nell'oblio,
solo
in eterno,
aspettandoti.
Già ti sento lontano.
Che la notte non abbia colto te,
prima che me?
Se così fosse
vorrei che la mia prigione di carta
fosse arsa dalle fiamme
per soffrire di meno.
Questa carta mi imprigiona
ma sento ancora il profumo
del giorno in cui mi rinchiudesti.
Il tempo un giorno mi disfacerà,
sarò cenere,
nascerà nuova vita da me,
ma se la tua anima tornerà,
sotto mentite spoglie,
il mio succo bagnerà le tue nuove labbra,
tutte le volte che tornerai,
tutte le volte che vorrai.

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