Sono le 2.20 del 2 dicembre 2011. Sono passati 6 mesi dall'ultimo post in questo blog. E ora sono qui a scrivere. Gli affari miei no, non interessano a nessuno, né a me interessa dirli. Però ho bisogno di scrivere, quindi leggete se ne avete voglia, se no coddatevi. È già arrivato dicembre, il tempo è volato, e siamo quasi a Natale. Il terribile Natale, la festa che premia i felici e punisce gli infelici...un po' come con le notti d'estate. Le notti d'estate, quelle che quando sei un adolescente senza un amico sogni siano quelle in cui ti divertirai a più non posso, quelle in cui non farai niente fino all'alba, soltanto divertirti, quelle in cui un giorno avrai delle emozioni vere con qualcuno che non sia la tua fantasia. Tra esattamente 375 giorni secondo i Maya finirà il mondo...dobbiamo tenerci pronti, e completare gli ultimi preparativi prima che squilli la tromba dell'arcangelo Gabriele. Sì, l'Apocalisse per qualche ignota ragione è un evergreen nei miei post. Sarà perché la vedo al contrario di come la vede la maggior parte delle persone. La vedo come la fine di tutto: la morte tua, senza che i tuoi amici piangano per te, la morte dei tuoi amici, senza che tu pianga loro, la morte di tutto quanto, senza che nessuno pianga nessun altro. E l'anima di queste persone, che speri vivrà anche dopo la morte, perché è troppo difficile, forse impossibile, pensare che un'anima si dimentichi di un'altra anima con cui ha condiviso qualcosa di vero. Ma sto divagando nel filosofico-teologico-poetico-segamentale-cazzomene. Devo svegliarmi tra 5 ore, eppure sono ancora sveglio, e non ho nessuna intenzione di andare a letto a breve. Cosa è cambiato da quand'ero quell'adolescente che sognava le notti d'estate? Tante cose: sono una persona completamente diversa, sono cambiato tanto, anche fisicamente, ho tante persone vicino a me...no, in realtà non sono tante, sono poche, ma valgono come se fossero mille; ho il teatro, che è la mia passione, che è vita. Eppure la paura del domani è rimasta uguale...paura di perdere le persone che amo, paura, un giorno, di non poter dare più nulla agli altri, paura di non poter donare più un sorriso a nessuno. Ed è la mia paura più grande, paura che diventa paranoia. Non è paura di stare da solo...non ho paura di stare da solo, ci sono abituato. Anzi, non sarei la persona che sono oggi se non conoscessi la solitudine. È paura di stare senza chi amo. Paura che solo un abbraccio può vincere. E l'Apocalisse, a confronto, è un'idea molto meno dolorosa. Sì, avevo detto che non avrei detto i cazzi miei, e alla fine l'ho fatto. Quindi resettate tutto e fate finta di non aver letto. Anche perché non c'è scritto nulla in realtà, solo di un sogno di una notte di mezza estate.